CTU non convince il Giudice

Chi ha ragione tra Consulente e Giudice?

Se il CTU non convince il Giudice, questi può disattendere le sue conclusioni? Si ma deve motivare la sua scelta.

Bologna, l’avvocato commenta:

Sentenza n. 334/2016 Tribunale di Bologna

Il caso

Bologna, giugno 2011, un uomo anziano è aggredito nella propria abitazione. Dapprima portato in Ospedale, per le cure del caso, viene poi ricoverato presso una struttura convenzionata con il servizio sanitario nazionale più per motivi socio-assistenziali che per motivi sanitari. La figlia, infatti, non può occuparsi efficacemente di lui poiché già impegnata nella cura della madre gravemente invalida e non autosufficiente. Durante il ricovero l’anziano decede a causa di un’embolia polmonare massiva. La figlia, in proprio e quale erede della madre nel frattempo deceduta, cita in giudizio la struttura presso cui il padre era ricoverato per negligenza non avendo previsto e somministrato la necessaria terapia antitrombotica. Costituitasi in giudizio la struttura sanitaria contesta l’assunto dell’attrice sostenendo di non aver alcuna responsabilità nel decesso e promuove domanda di regresso nei confronti del medico a suo dire responsabile del paziente che a sua volta ha svolto domanda di manleva nei confronti della propria assicurazione.

La decisione

Il Giudice, dopo aver disposto una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) ex art. 61 c.p.c., ha ritenuto non necessario chiamare il consulente a chiarimenti né disporre la rinnovazione delle indagini né la sostituzione del consulente (ex art. 196 c.p.c.) ma ha deciso la causa discostandosi dalle conclusioni del perito tecnico d’ufficio che aveva ritenuto non sussistere responsabilità in capo alla struttura sanitaria. Il giudice, quindi, motivando la propria decisione ha, dopo lo scambio delle comparse conclusionali ex art. 190 c.p.c., condannato la struttura sanitaria al risarcimento del danno respingendo al contempo la domanda di regresso nei confronti del medico e, quindi, quella di manleva nei confronti della compagnia di assicurazioni del sanitario.

Il commento

Il Tribunale di Bologna ha ritenuto necessario, per giungere alla pronuncia in commento, discostarsi dalle conclusioni cui era pervenuto il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU). Lo ha fatto condividendo in parte il ragionamento del CTU per giungere alla declaratoria di responsabilità della struttura ma discostandosi dalle conclusioni del medesimo relativamente al nesso eziologico tra la condotta ed il danno. E’ utile ricordare che ai sensi dell’art. 61 c.p.c. il Giudice “può farsi assistere” da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica. Il giudice, quindi, non è obbligato a nominare propri consulenti tecnici e lo fa, solitamente, quando i temi sui quali è chiamato a decidere sono attinenti ad aree specifiche e richiedono chiarimenti tecnici che solo un esperto della materia può fornire. Il CTU può essere chiamato alla valutazione di fatti già accertati o non contestati (consulente deducente) o può essere chiamato ad accertare i fatti necessari (consulente percipiente). Il Giudice, comunque, mantiene sempre il proprio ruolo di peritus peritorum, cioè ha sempre il compito di valutare l’operato dei periti cui si è affidato. Proprio per questo suo ruolo di perito dei periti il Giudice non è vincolato alle conclusioni cui giungono i suoi consulenti. “Il giudice di merito ha il potere discrezionale di disattendere le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, senza dover disporre altra perizia, ma detta decisione può essere censurata in sede di legittimità ove la soluzione prescelta non risulti sufficientemente motivata” (Cass. Civ. Sez. III, 3 dicembre 2015 n. 24630). Qualora, come accade nella maggior parte dei casi, il Giudice decida, invece, di aderire alle conclusioni della Consulenza Tecnica d’Uffcio, non avrà alcun obbligo di motivazione. La sentenza di merito in cui il giudice si discosta dalle conclusioni del CTU reggerà al vaglio di legittimità solo ove la scelta del giudice sia adeguatamente motivata. La motivazione, tuttavia, dovrà poggiarsi su una valutazione critica a sua volta fondata sulle risultatanze processuali anche lette alla luce di nozioni di comune esperienza di presunzioni. Il Giudice sarà chiamato alla specifica indicazione degli elementi che ha utilizzato per considerare errato il ragionamento del consulente e, parimenti, dovrà indicare gli argomenti logico-giuridici e di valutazione che ha utilizzato per giungere alla propria decisione. Nel caso in esame il Giudice del Tribunale di Bologna ha assolto al proprio obbligo motivazionale. Egli fa proprie le premesse del CTU e le valutazioni tecniche da questi compiute circa comportamento della struttura sanitaria e dei suoi medici. Appare invero difficile che, ove non si sia in presenza di macroscopici errori di interpretazioni commessi dal CTU, il giudice possa discostarsi da valutazioni tecniche. Il Trubunale di Bologna si discosta invece dalle conclusioni del CTU e, soprattutto, dalla valutazione da questi effettuati circa il nesso causale tra la condotta e l’evento. In questo il Giudice felsineo è supportato dalla copiosa giurisprudenza in merito che è, infatti, puntualmente richiamata. La pronuncia in esame è interessante per altri aspetti. Il Tribunale di Bologna, infatti, compie un chiaro ed esustivo ragionamento anche in materia di personalizzazione del danno. Riassumendo non bisogna cantare vittoria quando l’esito della perizia del Consulente Tecnico di Ufficio (CTU) appare favorevole perché il giudice è peritus peritorum e potrà sempre discostarsi dalle conclusioni del proprio consulente con il solo obbligo di attenta motivazione della propria scelta.

Avvocato Filippo Mazzucato

Studio Legale Mazzucato Matassa & Tonioni

Associazione professionale fra avvocati Bologna

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